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In questo articolo ci occuperemo del Regime Forfettario 2026.

Anche nel 2026, il Regime Forfettario resta il riferimento principale per freelance, piccole imprese e professionisti che cercano semplicità contabile e tassazione agevolata.
Rispetto al 2024 e al 2025, gli elementi chiave del Forfettario non cambiano, tuttavia sono previste delle piccole modifiche di questo regime fiscale per il 2026.

Prima di continuare, se vuoi sapere subito quanto pagheresti tra imposta sostitutiva e contributi con il tuo codice ATECO, prova il nostro calcolatore delle tasse per il Regime Forfettario 2026: in pochi secondi ottieni una simulazione gratuita e aggiornata.

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Ora vediamo tutte le novità in previsione per il Regime Forfettario 2026.

Cosa cambia rispetto al 2025?

Come abbiamo accennato, non sono previste sostanziali differenze nel Regime Forfettario per l’anno fiscale 2026, rispetto al 2025.

Il tanto atteso e auspicato aumento del limite di ricavi per accedere e mantenere il regime agevolato non avverrà neppure per il 2026.

Il Governo italiano, infatti, ha le “mani legate”: in base ad una direttiva europea, gli stati membri possono applicare un regime di franchigia Iva – come nel caso del Forfettario – per piccole imprese con un volume d’affari fino a 85.000 €.

In pratica, poiché il Forfettario è un regime con franchigia Iva, l’esecutivo non può aumentare il limite di ricavi oltre alla soglia vigente, anche se non sono da escludere nuovi tentativi per il futuro.

C’è però anche una buona notizia. Per il 2026, così com’è stato per il 2025, è confermato il limite di 35.000 € per i redditi da lavoro dipendente o assimilati per l’accesso e il mantenimento del regime.
Questo significa che se nel 2025 hai percepito un reddito da lavoro dipendente o assimilato inferiore a 35.000 euro, salvo nuove modifiche, nel 2026 puoi accedere al Forfettario.

N.B.: il reddito che viene preso in considerazione è il lordo.

Se vuoi approfondire, leggi il nostro articolo:
Il limite di 35.000 € da lavoro dipendente per accedere al Regime Forfettario sarà confermato?

Infine, l’ultima e la più rilevante novità per il Regime Forfettario riguarda i coefficienti di redditività.
Come disposto dall’articolo 1 del Decreto 81/2025, verranno approvati dei nuovi coefficienti di redditività, più coerenti con la classificazione Ateco 2025.

Fino ad allora, i Forfettari dovranno continuare a determinare il reddito imponibile applicando i coefficienti di redditività attualmente validi ai ricavi conseguiti.
Quando i nuovi coefficienti di redditività verranno pubblicati, lo comunicheremo tempestivamente.
Puoi approfondire leggendo il nostro articolo:
Qual è la tabella dei coefficienti di redditività 2025?

Com’è cambiato nel 2025 il Regime Forfettario?

Dopo aver visto le modifiche in previsione per il Regime Forfettario 2026, vediamo com’è cambiato nel corso del 2025.
L’ampliamento dei contribuenti con reddito da lavoro dipendente o assimilato che possono beneficiare della flat tax non è l’unica novità che ha toccato il Regime Forfettario nel 2025.

Di seguito elenchiamo le principali novità del 2025 per il regime agevolato.

  1. A partire dal 1° gennaio 2025 i forfettari non possono più aderire al Concordato Preventivo Biennale.
  2. I forfettari che effettuano acquisti in reverse charge e che dunque devono integrare l’Iva per queste operazioni, non provvedono più al suo versamento mensilmente, ma trimestralmente, a queste scadenze:
  • 16 maggio
  • 20 agosto
  • 16 novembre
  • 16 febbraio dell’anno successivo.

Fatte queste premesse, nei prossimi paragrafi trovi tutto ciò che serve per capire come funziona il Regime Forfettario 2026, quali sono le cause di esclusione, le agevolazioni fiscali, il calcolo del reddito imponibile, dell’imposta sostitutiva e dei contributi, le scadenze dei versamenti di imposta e contributi e le regole della fatturazione elettronica.

Quali sono le Cause di esclusione dal Regime Forfettario 2026

Per beneficiare del Regime Forfettario nel 2026 devi rispettare tutti i requisiti previsti dalla normativa. Non potrai adottare il Regime Forfettario nel 2026, se:

  • percepisci ricavi/compensi annui ragguagliati ad anno superiori a 85.000 € nell’anno precedente. Se superi la soglia di 85.000 € di ricavi ragguagliati ad anno, nel corso di un anno fiscale, il periodo d’imposta successivo esci dal Regime Forfettario e passi al Regime Ordinario Semplificato. Se superi anche il limite di 100.000 € di ricavi, la situazione è decisamente peggiore: l’uscita dal regime fiscale avviene in corso d’anno, a partire dall’operazione che ha determinato la fuoriuscita. In questo scenario, dovrai applicare l’Iva in fattura dall’operazione che ha determinato la fuoriuscita dal Forfettario e verserai l’Irpef a scaglioni e le addizionali sul reddito di tutto l’anno.
  • Sostieni spese per dipendenti e/o collaboratori oltre 20.000 € lordi annui. Superare questo limite determina la fuoriuscita dal regime agevolato dall’anno successivo.
  • Hai percepito un reddito da lavoro dipendente o assimilato oltre 35.000€ l’anno precedente. Superata tale soglia, dal periodo d’imposta successivo non potrai optare per il Regime Forfettario.
  • Hai partecipazioni in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari: sono incompatibili con il Regime Forfettario.
  • Effettui in via esclusiva o prevalente cessioni di fabbricati, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi.
  • Hai la residenza all’estero. Ci sono però delle eccezioni a questa causa di esclusione. Puoi infatti aderire al Regime Forfettario nel 2026 anche se risiedi in un Paese dell’Unione Europea o in uno stato aderente allo Spazio Economico Europeo (Norvegia, Islanda, Liechtenstein): in questo caso, però, devi produrre almeno il 75% del reddito in Italia, altrimenti dall’anno successivo sei escluso dal Forfettario
  • Applichi regimi speciali IVA o di determinazione forfettaria del reddito per altre tue attività. Se avvii un’attività che prevede uno di questi due regimi speciali, non puoi avvalerti del Regime Forfettario.
  • Fatturi in prevalenza all’ex datore di lavoro avuto nei 2 anni precedenti o ad un datore di lavoro attuale. Se fatturi per più del 50% al tuo datore di lavoro attuale o a quello avuto nei 2 anni precedenti all’apertura della Partita Iva, sei escluso dal Forfettario. Tuttavia, come chiarito dall’interpello numero 50 del 22 febbraio 2024, se fatturi con la tua Partita Iva in Regime Forfettario nel 2026 ad un ex-datore di lavoro estero, la causa di esclusione non opera.
  • Hai il controllo diretto o indiretto di una SRL e fatturi alla stessa con la tua Partita Iva individuale per attività economiche riconducibili. Se controlli una SRL e fatturi a questa con la tua partita Iva individuale per delle attività economiche riconducibili, sei escluso dalla Flat Tax. Per controllo diretto si intende il possesso di almeno il 51% delle quote della società. Invece, si ha controllo indiretto nel momento in cui un familiare dispone di quote sufficienti, tali da farti avere il controllo diretto.

Per approfondire le cause di esclusione dal Regime Forfettario, puoi consultare la pagina sul sito dell’Agenzia delle Entrate o il nostro articolo dedicato:
Regime forfetario – Che cos’è
Limiti Regime Forfettario

Quali sono le agevolazioni fiscali e contabili del Regime Forfettario 2026

Il Regime Forfettario 2026 offre diversi vantaggi e semplificazioni, rispetto ai regimi ordinari:

  • non devi versare l’IRPEF a scaglioni, né le addizionali. Paghi solo l’imposta sostitutiva al 15% o al 5%.
  • Sei esonerato dal versamento dell’Iva. Non devi addebitare l’Iva in fattura e non effettui liquidazioni periodiche dell’Imposta sul Valore Aggiunto.
  • I professionisti non devono applicare in fattura la ritenuta d’acconto.
  • In Forfettario, il reddito imponibile si calcola applicando il coefficiente di redditività, una percentuale associata ad ogni codice Ateco ai ricavi conseguiti nell’anno fiscale. In questo modo, soltanto una parte dei compensi percepiti è soggetta a tassazione, mentre la restante parte è riconosciuta come spesa forfettaria. Ricorda che i ricavi sono intesi come la somma che hai effettivamente incassato durante l’anno fiscale, non il tuo fatturato.
  • Sei esonerato dalla presentazione degli ISA, gli Indici Sintetici di Affidabilità Fiscale.

Questi vantaggi rendono il Regime Forfettario particolarmente competitivo anche per il 2026.

Come si calcola il reddito imponibile in Regime Forfettario?

Nel Regime Forfettario, il reddito imponibile, cioè la base sulla quale si calcolano l’imposta sostitutiva e i contributi, è dato da questa formula:

(Ricavi/compensi incassati × coefficiente di redditività associato ad ogni Codice Ateco ) = Reddito imponibile

In pratica, come abbiamo accennato nelle righe precedenti, il reddito imponibile si determina applicando ai ricavi il coefficiente di redditività previsto per ogni codice Ateco.
La conseguenza principale di questo meccanismo è che non tutti i tuoi ricavi sono soggetti a tassazione, ma soltanto la percentuale indicata da ogni coefficiente di redditività. La porzione di ricavi che non è tassata è riconosciuta dal Regime Forfettario come spesa forfettaria.

Per esempio, se il tuo codice Ateco ha un coefficiente di redditività del 78%,versi imposta sostitutiva sul 78% di quanto incassi: il restante 22% è riconosciuto come spesa forfettaria.

Però, c’è anche il rovescio della medaglia. Nel Regime Forfettario non “scarichi” i costi reali che hai sostenuto, tranne i contributi previdenziali obbligatori versati nell’anno d’imposta, che sono deducibili prima di calcolare l’imposta sostitutiva.

Come si calcola l’imposta sostitutiva?

Anche nel 2026, l’imposta sostitutiva del Regime Forfettario ha un’aliquota del 15%, che tuttavia può scendere al 5% per i primi 5 anni se rispetti le seguenti condizioni:

  • Non devi aver esercitato attività d’impresa nei tre anni precedenti all’inizio della tua attività, nemmeno in forma associata o familiare.
  • L’attività che stai per intraprendere non deve configurarsi come mera prosecuzione di una precedente attività svolta come dipendente o autonomo. Da questo caso sono esclusi i periodi di pratica obbligatori per poter esercitare arti o professioni.
  • In caso di rilevazione di un’attività avviata da un altro soggetto, i ricavi dell’anno precedente devono essere in linea con quelli previsti dalla normativa del Regime Forfettario 2026.
  • Come chiarito dall’Agenzia delle Entrate, devi adottare il Regime Forfettario fin dal primo anno di attività: se avvii l’attività con altro regime fiscale e poi passi al Forfettario, non puoi applicare il 5%.

Inoltre, se esci dal Forfettario e poi rientri, anche se sei ancora nel quinquennio di apertura, non puoi applicare nuovamente il 5%.

Questa aliquota agevolata rende il Regime Forfettario estremamente conveniente nei primi anni, soprattutto per chi avvia un’attività da zero.

Dopo aver parlato dell’imposta sostitutiva, nelle prossime righe ci occuperemo di contributi.

Se l’imposta sostitutiva è una flat tax, cioè una tassa piatta uguale per tutti i contribuenti, invece i contributi variano in base al tuo inquadramento fiscale:

  • Libero professionista senza cassa specifica: in questo caso devi versare i contributi alla Gestione Separata Inps
  • Libero professionista con una cassa specifica
  • Artigiano o commerciante: in questo caso devi versare i contributi alla Gestione Artigiani e Commercianti Inps.

Quali sono i contributi per liberi professionisti senza cassa in Regime Forfettario?

Se ti sei inquadrato come professionista senza cassa previdenziale specifica, devi versare i contributi alla Gestione Separata Inps una percentuale sul tuo reddito imponibile.
L’aliquota è definita annualmente dall’INPS e negli ultimi anni è stata pari al 26,07%. In Gestione Separata non hai contributi fissi: se non incassi, non versi contributi.

Alcuni soggetti hanno diritto a versare un’aliquota ridotta, al 24%. Si tratta dei contribuenti con un contestuale lavoro dipendente o che percepiscono un reddito da pensione.

Di seguito facciamo un esempio di versamento di imposta e contributi per un professionista iscritto alla Gestione Separata Inps, immaginando che abbia percepito 10.000 € di ricavi in un anno, che possa versare l’imposta sostitutiva al 5% e che abbia un coefficiente di redditività del 78%.

Esempio
1Ricavi10.000€
2Coefficiente di redditività78%
3Aliquota contributiva26,07%
4Imposta sostitutiva5%
5Reddito imponibile(10.000 x 78%) = 7.800€
6Contributi da Inps versare(7.800 x 26,07%) = 2.033,46 €
7Imposta sostitutiva(7.800 x 5%) = 390 €

Quali sono i contributi per liberi professionisti con una cassa previdenziale specifica in Regime Forfettario?

Se versi i contributi a una cassa previdenziale specifica, come Cassa Forense, ENPAM, o ENASARCO, il versamento dei contributi segue regolamenti propri, con possibili versamenti minimi o in percentuale, con scadenze proprie e possibili rivalse obbligatorie, in alcuni casi.

Verifica la modalità di versamento dei contributi e le scadenze sul sito della tua cassa: la corretta pianificazione contributiva è essenziale nel Regime Forfettario 2026.

Quali sono i contributi per artigiani e commercianti nel Regime Forfettario?

Artigiani e commercianti nel Regime Forfettario 2026 versano i contributi alla Gestione Artigiani e Commercianti Inps.
A differenza dei liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata, artigiani e commercianti sono tenuti a versare contributi fissi e in percentuale, superata una certa soglia di reddito definita minimale.

Gli importi del reddito minimale e dei contributi fissi sono stabiliti ogni anno dall’Inps, all’interno di una circolare pubblicata attorno alla prima decade del mese di febbraio.

Per il 2026, gli importi dei contributi fissi sono stati i seguenti:

  • 4.521,36 € per gli artigiani
  • 4.611,64 € per i commercianti.

Come abbiamo accennato, oltre ai fissi, artigiani e commercianti sono anche tenuti a versare contributi in percentuale, in eccedenza rispetto al reddito minimale.
Per il 2026, l’importo del reddito minimale per artigiani e commercianti è di 18.808 euro; mentre le aliquote percentuali sono del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti.

Dal punto di vista contributivo, artigiani e commercianti, in alcune circostanze, possono versare meno contributi rispetto a quelli che abbiamo appena elencato, grazie ad alcune agevolazioni.

Vediamo di che cosa si tratta.

Attenzione! Ci sono due aspetti molto importanti da tenere a mente prima di effettuare la richiesta per la riduzione del 35% dei contributi.

  1. La richiesta può essere presentata soltanto una volta. Se chiedi la revoca dell’agevolazione, se decidi di cambiare regime fiscale, oppure se esci dal Regime Forfettario, non potrai nuovamente presentare tale richiesta.
  2. Se non raggiungi il minimo contributivo, pari all’importo dei contributi fissi, ti verranno accreditate a livello pensionistico soltanto 33,8 settimane, al posto che 52. Questo significa che maturerai l’età pensionabile più tardi e che l’importo della pensione sarà inferiore.
  • Se sei un commerciante e svolgi un contestuale lavoro dipendente full-time, puoi richiedere l’esonero dal versamento dei contributi.
  • Se sei pensionato e hai più di 65 anni, puoi richiedere alla Gestione Artigiani e Commercianti una riduzione del 50% dei contributi da versare.
  • Se svolgi l’attività di affittacamere o di produttore di assicurazioni del terzo e quarto gruppo, sei esonerato dal versamento dei contributi fissi Inps. In pratica, dovrai versare solo contributi in percentuale, al 24,48% del reddito che hai percepito.

Di seguito facciamo un esempio di versamento di imposta sostitutiva e contributi per un commerciante iscritto alla Gestione Commercianti Inps, con un coefficiente di redditività del 40%. Immaginiamo che abbiamo totalizzato 60.000 € di ricavi nell’anno fiscale e che possa versare l’imposta sostitutiva al 5%.

Esempio
1Ricavi60.000
2Coefficiente di redditività40%
3Reddito imponibile24.000€
4Imposta sostitutiva al 5%(24.000 x 5%) = 1.200€
5Contributi fissi Inps4.611,64€
6Contributi in percentuale sull’eccedenza al 24,48%(24.000 – 18.808) x 24,48% = 1.246,08€

Quali sono le scadenze dei versamenti della Gestione Separata Inps

I liberi professionisti iscritti in Gestione Separata Inps che adottano il Regime Forfettario nel 2026 devono versare imposta sostitutiva e contributi entro il:

30 giugno 2027

  • saldo contributi 2026
  • saldo imposta sostitutiva 2026
  • 1° acconto 40% contributi 2027
  • 1° acconto 50% imposta sostitutiva 2027

Si può decidere di rateizzare l’importo fino ad un massimo di 7 rate, alle seguenti scadenze:

  • 30 giugno
  • 16 luglio
  • 20 agosto
  • 16 settembre
  • 16 ottobre
  • 16 novembre
  • 16 dicembre

Se uno di questi giorni cade di sabato o domenica, la scadenza dovrà essere corrisposta il lunedì successivo.

Attenzione! Negli ultimi anni, il Governo ha prorogato la scadenza del primo versamento della Dichiarazione dei Redditi, tuttavia questa non è una regola generale.

30 novembre 2027

  • 2° acconto 40% contributi in percentuale 2027
  • 2° acconto 50% imposta sostitutiva 2027

Gli importi di imposta e contributi dovuti a novembre non sono rateizzabili.

Quali sono le scadenze per la Gestione Artigiani e Commercianti?

Artigiani e commercianti che aderiscono al Regime Forfettario nel 2026, come abbiamo già scritto nelle righe precedenti, devono versare sia contributi fissi, che in percentuale, al di sopra del reddito minimale. Di seguito elenchiamo le scadenze per versare i contributi fissi Inps per artigiani e commercianti:

  • 16 maggio
  • 20 agosto
  • 16 novembre
  • 16 febbraio dell’anno successivo

Per quanto riguarda l’imposta sostitutiva e gli eventuali contributi in eccedenza, artigiani e commercianti devono versare alle seguenti scadenze:

30 giugno 2027

  • 1° acconto 50% contributi in percentuale 2027
  • 1° acconto 50% imposta sostitutiva 2027
  • saldo contributi in percentuale 2026
  • saldo imposta sostitutiva 2026

Anche in questo caso sarà possibile suddividere l’importo dovuto fino a 7 rate, alle stesse scadenze che abbiamo elencato nel paragrafo sui versamenti per liberi professionisti.

30 novembre 2027

  • 2° acconto 50% contributi in percentuale 2027
  • 2° acconto 50% imposta sostitutiva 2027

Gli importi di imposta e contributi dovuti a novembre non sono solitamente rateizzabili, tuttavia negli ultimi anni fiscali il Governo ha concesso la possibilità di effettuare il pagamento delle imposte sui redditi entro il 16 gennaio dell’anno successivo, con un pagamento differito; oppure a rate, da gennaio a maggio con l’applicazione di interessi.

Come funziona la fatturazione elettronica nel Regime Forfettario 2026?

La fattura elettronica è un documento fiscale, in formato XML, che il titolare di Partita Iva emette al cliente al termine dell’erogazione di un servizio o dopo una vendita, per formalizzare e richiedere il pagamento dell’importo dovuto.

Nel Regime Forfettario 2026 la fattura elettronica è obbligatoria e va trasmessa in formato XML attraverso il Sistema di Interscambio, grazie ad un gestionale di fatturazione elettronica.
In fattura devi inserire il Codice destinatario, ovvero un codice alfanumerico che identifica il destinatario della fattura, oppure la sua PEC, se non sei in possesso di un codice destinatario.

Se non hai nessuno di questi due dati, dovrai inserire:

  • 0000000” per clienti che sono privati residenti in Italia
  • XXXXXXX” per clienti che sono privati residenti all’estero.

Attenzione! Ti ricordiamo che la fatturazione elettronica non è una scelta, ma un obbligo, per tutti i forfettari ormai dal 1° gennaio 2024.

Esistono però alcune eccezioni: in sostanza ci sono delle Partite Iva che anche nel 2026 possono adottare il Regime Forfettario senza dover emettere fatture elettroniche da trasmettere al Sistema Tessera Sanitaria.

In particolare, si tratta di:

  • professionisti sanitari che emettono fatture nei confronti di privati
  • commercianti che possono tenere un registro dei corrispettivi

I professionisti sanitari hanno il divieto permanente di emettere fatture elettroniche per le prestazioni che erogano ai privati, per ragioni di privacy. Alcuni di questi professionisti, però, sono tenuti a trasmettere i dati relativi alle prestazioni sanitarie che hanno erogato al Sistema Tessera Sanitaria, cosicché i loro pazienti possano “scaricare” le spese mediche che hanno sostenuto in fase di 730.

I commercianti che possono tenere un registro dei corrispettivi, invece, al posto della fattura elettronica, possono rendicontare i propri incassi in un registro, che può anche essere un foglio Excel.

La grande particolarità del Forfettario in tema di fatturazione riguarda l’imposta di bollo.
Infatti, nel Regime Forfettario 2026 applichi 2 € sulle fatture di importo superiore a 77,47€. Puoi decidere se:

  • addebitare il bollo al cliente. In questo caso, esso concorre ai ricavi
  • non addebitare il bollo al cliente. In questo, invece, non concorre ai ricavi.

I bolli si versano trimestralmente, tramite F24 sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Puoi approfondire leggendo il nostro articolo:
Come pagare il bollo delle fatture elettroniche

Inoltre, per segnalare che chi emette la fattura applica il Regime Forfettario, la normativa prevede l’inserimento di tre differenti diciture obbligatorie:

  • Operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014 e successive modificazioni;
  • Si richiede la non applicazione della ritenuta alla fonte a titolo d’acconto ai sensi dell’articolo 1 comma 67 della Legge numero 190/2014 e successive modificazioni;
  • Imposta di bollo da 2 euro assolta sull’originale per importi maggiori di 77,47 euro.

I professionisti che versano i contributi alla Gestione Separata Inps possono aggiungere in fattura una maggiorazione del 4%, detta rivalsa. Si tratta di un importo extra, applicato sul valore della prestazione, che deve però essere concordato prima con il cliente.

Quindi, la rivalsa:

  • va concordata in precedenza con il cliente,
  • concorre alla formazione dei ricavi,
  • è facoltativa.

È utile evidenziare quest’ultimo aspetto, perché alcune casse previdenziali specifiche prevedono una loro rivalsa specifica che, a differenza di quella della Gestione Separata, non è una scelta ma un obbligo.

Infine, dobbiamo ancora affrontare un ultimo argomento relativo alla fatturazione elettronica nel Regime Forfettario 2026: l’autofattura elettronica.
Quando acquisti un bene o un servizio da un fornitore estero e ricevi una fattura senza Iva, ma intestata alla tua Partita Iva, sei tu a dover versare l’Iva in Italia. L’operazione si gestisce tramite integrazione e pagamento trimestrale, utilizzando il modello F24.

Le scadenze per l’integrazione dell’Iva, sono le seguenti:

  • 16 maggio per il primo trimestre
  • 20 agosto per il secondo trimestre
  • 16 novembre per il terzo trimestre
  • 16 febbraio dell’anno successivo per il quarto trimestre.

Questo articolo ti mostra perché il Regime Forfettario 2026 è molto spesso competitivo: base imponibile ridotta, contributi deducibili e imposta unica sostitutiva.

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Infine, ci occuperemo della Dichiarazione dei redditi 2026, da presentare a ottobre 2027.

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