Limiti regime forfettario

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Limiti regime forfettario

Il Regime forfettario è il nuovo (e unico) Regime agevolato presente in Italia, in questo articolo illustreremo i limiti regime forfettario, ovvero le caratteristiche che deve possedere la propria attività per poter aderire al Regime forfettario.

Questo nuovo Regime fiscale, ha previsto un’apertura a molteplici tipologie di contribuenti che prima erano esclusi da Regimi agevolati, eliminando limiti di età e durata limitata delle agevolazioni.

Persistono però ancora 3 limiti Regime Forfettario che riguardano gli incassi annuali, le spese per lavoratori dipendenti e collaboratori e le spese sostenute in beni strumentali.

Scopri di più sulla disciplina del Regime forfettario.

Limiti Regime Forfettario: 1. Gli incassi annuali

La prima condizione per poter aderire al Regime Forfettario è quella che prevede l’imposizione di un ammontare massimo di incassi annuali generabili.

Dalla nascita del Regime forfettario nel 2015 ad oggi, molte sono state le modifiche che sono state apportate per aumentare questo limite, così che possano rientrare nel Regime agevolato un numero più sostanzioso di contribuenti.

Ricordiamo che il limite per gli incassi annuali non è uguale per tutti i differenti codici ATECO, bensì ogni tipologia di attività ha il suo limite specifico.

Di seguito indichiamo il limiti regime forfettario di incassi annuali vigenti nel 2018:

Tipologia di attivitàCodici ATECO relativiLimite incassi annuali
Industrie alimentari e delle bevande10-1145.000
Commercio all’ingrosso e al dettaglio45-47.950.000
Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande47.8140.000
Commercio ambulante di altri prodotti47.82-47.830.000
Costruzioni e attività immobiliari41-42-43-6825.000
Intermediari del commercio46.125.000
Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione55-5650.000
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi64-65-66-69-70-71-72-73-74-75-85-86-87-8830.000
Altre attività economicheI restanti30.000

L’ammontare di questi limiti è molto più alto (a volte il doppio) di quelli che erano gli stessi nel 2015, oggi molti più contribuenti possono aderire al Regime Forfettario sfruttandone i vantaggi fiscali e contabili.

In vista del 2019 sono in cantiere altre modifiche per i limiti del Regime forfettario, rimani aggiornato seguendo il nostro articolo sul Regime forfettario 2019.

Limiti Regime forfettario: 2. Spese per lavoro dipendente

La nuova normativa del Regime Forfettario ha concesso per la prima volta anche a coloro che esercitano la propria attività in modo autonomo con Partita Iva di assumere personale.

Il limite imposto per le spese in lavoro dipendente e per collaboratori è di 5.000 euro annui.

Tale condizione ha suscitato non poche critiche, in quanto è vero che è un’innovazione che permette a soggetti con Partita Iva di avere lavoratori alle proprie dipendenze, ma dall’altra parte rientrare in un costo di 5.000 annui è molto difficile e rende quasi impossibile l’assunzione di collaboratori.

Limiti Regime Forfettario: 3. Spese per beni strumentali

Le spese in beni strumentali non devono superare il limite di 20.000 euro annuali.

Il valore da prendere in considerazione deve essere quello che si determina alla chiusura dell’esercizio, ovvero quello comprensivo dell’ammortamento.

Ma cosa sono i beni strumentali?

I beni strumentali sono tutti quei beni che vengono utilizzati nel processo di produzione, fondamentali per l’esercizio dell’attività come per esempio i macchinari, le attrezzature, i computer ecc.

In particolare NON sono considerati beni strumentali:

      • Tutti i beni con costo complessivo inferiore a 516,46 euro.
      • Beni immobili acquistati per l’esercizio della propria attività imprenditoriale.
      • I costi riferiti ad attività immateriali come il costo dell’avviamento.

Limiti Regime Forfettario: cosa succede se si superano?

Nel caso in cui un lavoratore autonomo con Partita Iva, soggetto a Regime Forfettario, durante l’anno di esercizio della sua attività superi il limite imposto per gli incassi o per le spese di lavoro dipendente o di beni strumentali, alla fine dell’anno calcolerà ugualmente la sua imposta secondo i criteri della tassazione sostitutiva del Regime Forfettario, ma l’anno successivo verrà espulso dal Regime e dovrà adottare un Regime ordinario senza agevolazioni.

Nel caso in cui l’anno seguente a quello in cui si sono superati i limiti si chiuderà l’esercizio nuovamente con il rispetto dei limiti, l’anno ancora successivo si potrà di nuovo aderire al Regime agevolato.

Esempio:

  • Nel 2016 si rispettano tutti i requisiti per rientrare nel Regime Forfettario e si paga la tassazione sostitutiva (5% o 15%).
  • Nel 2017, invece, il contribuente forfettario si trova a superare il limite degli incassi generati. Cosa succede? Per quanto riguarda le tasse del 2017, dovrà comunque applicare i criteri della tassazione sostitutiva del Regime Forfettario, ma nel 2018 non potrà essere più soggetto al Regime agevolato anche se avrà generato risultati in linea con i limiti richiesti.
  • Nel 2018 il contribuente sarà soggetto al Regime ordinario.
  • Se nel 2019 ritornerà nuovamente a rispettare i requisiti richiesti per aderire al Regime Forfettario, potrà rientrare a farne parte godendo di nuovo di tutte le agevolazioni.

Quanto fin qua detto evidenzia che per rientrare nel Regime Forfettario, non basta rispettare i limiti nel primo anno, bensì i requisiti vanno rispettati anche in tutti gli anni successivi.

Nel caso in cui nell’anno in cui si è soggetti al regime forfettario, gli incassi generati siano di tanto superiori al limite previsto e alla chiusura dell’esercizio si applichi l’aliquota della tassazione sostitutiva anche alla parte dell’ammontare di incassi eccedente, si potrà incorrere in accertamenti dell’Agenzia delle entrate, che può imporre il pagamento dell’aliquota piena per la parte di fatturato generata.

Limiti Regime Forfettario: il coefficiente di redditività

Oltre che differenti limiti per gli incassi annualmente generati, nella normativa del Regime Forfettario, sono stati previsti anche diversi coefficienti di redditività.

I coefficienti di redditività indicano la percentuale del fatturato complessivo che andrà a formare il reddito imponibile. La percentuale non compresa nel coefficiente di redditività (in caso di coefficiente del 78%, la percentuale del 22), rappresenta le spese forfettarie che sono state stimate per l’esercizio della specifica tipologia di attività economica.

Di seguito riportiamo la tabella precedente, con l’aggiunta dei diversi coefficienti di redditività per ogni tipologia di attività economica e codice ATECO.

Tipologia di attivitàCodici ATECO relativiLimite incassi annualiCoefficiente di redditività
Industrie alimentari e delle bevande10-1145.00040%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio45-47.950.00040%
Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande47.8140.00040%
Commercio ambulante di altri prodotti47.82-47.830.00054%
Costruzioni e attività immobiliari41-42-43-6825.00086%
Intermediari del commercio46.125.00062%
Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione55-5650.00040%
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi64-65-66-69-70-71-72-73-74-75-85-86-87-8830.00078%
Altre attività economicheI restanti30.00067%

Limite Regime Forfettario: quante tasse pagare?

Quanto fin qua detto, fornisce le basi per comprendere come calcolare, se si è professionisti e si aderisce al Regime forfettario 2018, le tasse relative all’ultimo esercizio di attività che si dovranno versare.

Di seguito, con un esempio numerico si cercherà di spiegare in numeri quanto fin qua detto a parole.

  • Ipotesi: un professionista nel 2017 genera un fatturato annuo lordo di 25.000 euro complessivi e che nell’anno precedente abbia pagato contributi previdenziali per 2.700 euro.
  • Per calcolare le spese da dedurre si deve controllare il coefficiente di redditività relativo al codice ATECO dell’attività, che in questo caso risulta essere pari al 78%.

Tale percentuale rappresenta l’ammontare del reddito che verrà considerato al netto delle spese e di conseguenza, in questo caso, le spese per la gestione dell’attività stimate in modo forfettario sono pari a 5.500 euro.

Applicando questa percentuale al fatturato lordo complessivo si otterrà un reddito imponibile lordo di 19.500 euro (il 78% di 25.000).

  • A questo punto si deve procedere con il calcolo del reddito imponibile netto, quindi si devono detrarre all’imponibile lordo i contributi versati l’anno precedente.

Si ottiene così la cifra di 16.800 (19.500 – 2.700) euro di reddito imponibile netto.

  • Dunque, i 16.800 euro rappresentano il punto di partenza per il calcolo dell’imposta sostitutiva.

La tassazione sostitutiva è di aliquota del 5% per i primi 5 anni se si svolge un’attività nuova ed è del 15% dal sesto anno in poi oppure fin dall’inizio dell’attività se non si possiedono i requisiti di novità.

Chi ha dritto ad applicare l’aliquota del 5%?

4.A Ipotizziamo di essere nel secondo esercizio di un’attività che possiede i requisiti di novità: l’imposta sostitutiva da versare sarà di 840 (5% di 16.800).

4.B Ipotizziamo di essere nel secondo esercizio di un’attività che non possiede i requisiti di novità: l’imposta sostitutiva da versare sarà di  2.250 (15% di 16.800).

  • I contributi previdenziali per i professionisti prevedono un pagamento del 25,72% del reddito imponibile lordo. Essi risulteranno essere pertanto 5.015,40 euro (25,72% di 19.500).

In sintesi si deduce che un professionista che aderisce al regime forfettario 2018, generando un fatturato di 25.000 euro:

  • se soggetto a tassazione del 5% deve versare in totale 5.855,40 (840+5.015,40)
  • se soggetto a tassazione del 15% deve versare in totale 7.265,40 (2.250+5.015,40)

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