Intervista Andrea Motta consulente aziendale - Flextax.it

Intervista Andrea Motta consulente aziendale

Abbiamo deciso di intraprendere un viaggio entusiasmante attraverso le tante realtà, professioni e storie differenti delle persone che usano i servizi FlexTax: storie che arricchiscono, ispirano e che speriamo possano essere di aiuto a chi le leggerà.

In parte l’attuale sistema fiscale è anche la conseguenza di avere a che fare con una cultura territoriale molto particolare, non certo paragonabile a quella dei paesi del Nord Europa.

Qui pagare le tasse viene visto come un “se posso evitare o fare il meno possibile lo faccio” e a me sembra che negli ultimi decenni si sia un po’ inanellata una rincorsa a guardie e ladri.

Intervista Andrea Motta consulente aziendale

Buongiorno Andrea, grazie per l’intervista, raccontaci di che cosa ti occupi?

Io sono un neo Partita Iva sono uscito a fine anno da un’azienda dove ero dirigente e ora sono consulente per un’altra società.

Al momento mi sto occupando prevalentemente di questo progetto che durerà fino alla fine dell’anno.

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Poi a latere da un paio di anni a questa parte faccio anche delle docenze presso qualche Business School nell’ambito di Executive Master.

In quale ambito opera? 

Sono nell’ambito finance, amministrazione finanza e controllo.

E anche la tua attività di docente è in Partita Iva?

Adesso sì, dovendo aprire la Partita Iva a quel punto mi è convenuto gestire anche quell’attività così.

Hai quindi aggiunto il Codice Ateco?

Esattamente, mi è stato suggerito di avere due Codici Ateco.

Uno per la formazione l’altro per la consulenza.

Come ha maturato questa decisione?

L’uscita dall’azienda è stata una riorganizzazione aziendale, quindi più che maturata è stata subita.

Dopodiché in una delle società del fondo che gestivamo c’era una realtà che mi ha contattato e con la quale ho avviato questa collaborazione, si tratta quindi di una società che già conoscevo.

Come ti trovi in questo ruolo di consulente?

Diciamo che è un cambio di ruolo che uno deve un po’ metabolizzare.

In questo caso è stata una partenza agevolata, perché è un contesto che già conoscevo e con il quale avevo già lavorato qualche anno fa.

L’azienda in cui lavoravi prima in quale settore era?

È un fondo di Private Equity.

Compravamo, gestivamo e rivendevamo aziende.

Durante la Pandemia avete avuto dei problemi?

No, noi come fondo non ne abbiamo avuti, chi ha riscontrato delle difficoltà sono alcune aziende che avevamo in portafoglio. 

Chi più chi meno dipendeva molto dal settore di appartenenza.

Noi come fondo gestendo e investendo le risorse finanziarie non abbiamo registrato particolari sofferenze. 

Se penso alle aziende in portafoglio, quelle che hanno sofferto di più appartenevano al settore moda, perché hanno avuto lunghi periodi di chiusura dei negozi, centri commerciali e outlet.

Un altro settore che ha subito una contrazione abbastanza forte è quello dell’hospitality, quindi tutto quello che ruota attorno al turismo, strutture alberghiere e quant’altro. 

Da quel che abbiamo potuto vedere, questi sono i settori che hanno sofferto decisamente di più per la pandemia .

Altri devo dire che hanno avuto meno problemi.

Come vedi l’andamento del tuo settore per i prossimi anni?

Se per settore intendiamo il Private Equity diciamo che di liquidità di denaro in giro ce n’è tanta e, tutto sommato, ritengo che non sia un periodo con delle particolari contrazioni, chiaro c’è un elemento di incertezza dovuto a una serie di situazioni geopolitiche in giro per il mondo.

Però risparmio non investito, soprattutto dopo la pandemia, in giro ce n’è tanto e quindi forme alternative di investimento sono sempre ricercate.

Anche per riuscire a conseguire dei rendimenti più interessanti, pur in taluni casi a fronte di un rischio più alto, questo anche per far fronte a un’inflazione che è destinata a crescere nel prossimo periodo dove tenere i risparmi in banca o nella classica obbligazione potrebbe non essere la forma ottimale.

Questo ovviamente vale per chi ha delle grosse disponibilità finanziarie, perché poi nel mondo del private equity chi investe sono più che altro investitori istituzionali, quindi banche e assicurazioni.

La parte dei privati è rappresentata da persone con una dotazione patrimoniale di denaro di risparmio importante, parliamo di qualche decina di milioni di euro. 

Diciamo che è un settore che va avanti facilmente. 

Fintanto che ero dentro non abbiamo avuto mai il sentore o il timore che potesse effettivamente avere problemi.

Non c’era ancora la guerra in Ucraina e tutto ciò che ne è conseguito o che ne conseguirà.

La pandemia c’era già, ma questo non dava segnali in termini di raccolta di fondi .

Se dovessi farmi un commento sul fisco italiano cosa mi diresti?

Allora sicuramente spazi di miglioramento ce ne sono.

In parte l’attuale sistema fiscale è anche la conseguenza di avere a che fare con una cultura territoriale molto particolare, non certo paragonabile a quella dei paesi del Nord Europa. Qui pagare le tasse viene visto come un “se posso evitare o fare il meno possibile lo faccio” e a me sembra che negli ultimi decenni si sia un po’ inanellata una rincorsa a guardie e ladri.

Quindi questo ha portato a una grossa complessità dell’apparato fiscale, sicuramente si potrebbe molto semplificare e probabilmente a quel punto si riuscirebbe anche a trovare più facilmente la strada per andare a scoprire chi poi ha comportamenti più elusivi o più evasivi.

Questa secondo me è un po’ la situazione, quindi un apparato che ha ampi spazi di miglioramento, sicuramente se guardiamo per esempio altri paesi dove per cultura le tasse si pagano e l’evasione è uno dei reati più gravi in assoluto.

Dopodiché va detto che ci sono stati degli sforzi da parte del fisco, ricordo l’introduzione della cedolare secca che è stata un’importante semplificazione. 

Anche lo stesso regime forfettario se vogliamo è stato un modo per andare incontro a chi iniziava un certo tipo di percorso.

Quindi abbiamo avuto dei tentativi storici importanti nel cercare di dare delle risposte concrete anche se una vera semplificazione non c’è stata, non so se questo governo avrà il tempo di farlo, anche perché viviamo in un paese dove si vive molto di diritti, ma poco di doveri quindi quando uno cerca di fare un riforma che sia della scuola che sia della giustizia o che sia del fisco poi viene mosso un fuoco incrociato che blocca tutto e quindi poi le cose non cambiano.

A parole diciamo che vogliamo cambiare, ma poi nei fatti si fa molta fatica in questo paese.

Come dice il Gattopardo cambiamo tutto per non cambiare nulla.

Come ti trovi con FlexTax? 

Io sono arrivato da voi in seconda battuta perché prima avevo contattato un’altra realtà, dove però nell’offerta c’erano aspetti meno convenienti , soprattutto sul tema chiusura partita Iva che a me interessa, perché se dovessi rientrare in azienda potrei doverla chiudere a stretto giro.

Quindi avevo fatto un minimo di ricerca e sono finito sul vostro sito, ho fatto un paio di telefonate con voi e mi sono trovato bene, mi piaceva il sito e la piattaforma.

Sono stato molto ben assistito già all’inizio, quando ho dovuto aprire i Codici Ateco. 

Vi ho trovato molto presenti e anche tempestivi nel processo di apertura della partita Iva, mai un problema o disagio.

Devo dire mi sono sentito supportato e poi ultimamente ho avuto il tema della prima emissione di fattura che ho fatto proprio questa settimana e il tutorial è stato estremamente chiaro e semplice, l’impressione è che ci siano persone molto competenti che sanno di che cosa parlano e soprattutto disponibili e veloci nel dare delle risposte.

Ed è per questo che ho fatto anche pubblicità al servizio quando ne ho avuto l’occasione. 

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Chiara di FlexTax

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