Il Regime forfettario

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Il Regime forfettario: cos’è

Il Regime forfettario è un particolare Regime fiscale che è stato introdotto con la Legge di Stabilità 2015, salvo poi essere completamente riformato con la Legge di Stabilità del 2016.

Si chiama “Regime forfettario” perché le spese vengono determinate in modo “forfait”, ovvero applicando un coefficiente di redditività che risulta diverso in base alla tipologia di attività che andrà a svolgere un determinato contribuente con la sua Partita Iva in Regime forfettario.

Il Regime forfettario ha completamente sostituito il Regime dei minimi, il quale non risulta più applicabile ad oggi. Il Regime forfettario rappresenta al giorno d’oggi il Regime fiscale che garantisce più agevolazioni nello svolgimento di una determinata attività con Partita Iva.

Tuttavia, l’applicazione del Regime forfettario non risulterà conveniente per qualsiasi attività, dipende dalla situazione personale di ciascun contribuente. Per scoprire quando risulterà per te conveniente l’applicazione del Regime forfettario, puoi leggere il seguente articolo: Regime forfettario quando conviene

Il Regime forfettario: differenze rispetto al Regime dei minimi

Rispetto al Regime dei minimi, il Regime forfettario presenta importanti differenze, in quanto quest’ultimo Regime fiscale può essere applicato da tutti coloro che ne rispettano i requisiti senza alcun limite di durata o di età. Il Regime dei minimi, invece, era applicabile solamente per 5 anni o fino al raggiungimento dei 35 anni di età.

Tassazione

Per quanto riguarda la tassazione, il Regime dei minimi prevedeva un’aliquota pari al 5% a titolo di imposta sostitutiva, tale aliquota era applicata sul Reddito netto, ovvero sulla differenza tra il Fatturato lordo e il totale dei costi sostenuti durante lo svolgimento dell’attività.

Il Regime forfettario, invece, prevede anch’esso un’aliquota a titolo di imposta sostitutiva, ma tale aliquota ammonta al 15%, salvo casi particolari in cui determinati contribuenti potranno usufruire dell’applicazione di un’imposta sostitutiva agevolata pari al 5%. Per scoprire in quali casi potrai applicare l’aliquota agevolata al 5%, ti consigliamo di leggere il nostro articolo dedicato: Regime forfettario imposta sostitutiva 5%

Tale aliquota del 5% potrà essere applicata solamente qualora si sia in possesso di determinati requisiti, ed inoltre risulterà applicabile solamente per i primi 5 anni di attività (dal sesto in poi l’aliquota ritornerà ad essere del 15%).

Un’ulteriore differenza per quanto riguarda il meccanismo di tassazione tra i due Regimi, è rappresentata dal fatto che il Regime forfettario non prevede l’applicazione dell’imposta sostitutiva sul Reddito netto, ma andrà applicato il coefficiente di redditività previsto per una determinata attività, sul totale dei ricavi generati durante lo svolgimento dell’attività stessa.

I costi, quindi, all’interno del Regime forfettario saranno stimati in modo “forfait”, secondo il coefficiente di redditività previsto per l’attività di ciascun contribuente, a prescindere da quanti costi il contribuente ha effettivamente sostenuto durante lo svolgimento dell’attività con Partita Iva.

Lavoro dipendente e beni strumentali

Il Regime dei minimi non prevedeva alcuna possibilità di assunzione di lavoratori dipendenti, invece all’interno del Regime forfettario, era possibile assumere lavoratori alle proprie dipendenze, anche se limitati a 5.000 euro annui.

Per quanto riguarda invece i beni strumentali, potevano rientrare nel Regime dei minimi, i soggetti che non avevano acquistato beni strumentali nei 3 anni precedenti per un valore eccedente i 15.000 euro. Invece, per quanto riguarda il Regime forfettario, era previsto un limite di 20.000 euro nell’anno precedente.

Il Regime Forfettario nel 2015

Dal 2015 ad oggi, il Regime forfettario ha subito importanti modifiche.

Nel 2015 era ancora prevista l’applicazione del Regime dei minimi, in quanto non era stato possibile sostituirlo con il Regime forfettario perché si erano stabiliti dei limiti di ricavi troppo bassi per poter accedere a tale Regime, i quali andavano dai 15.000 ai 40.000 a seconda delle diverse tipologie di attività. Questo ha fatto sì che fossero davvero pochi i soggetti che potevano rientrare in questo particolare Regime fiscale.

Oltre ai limiti di ricavi, i quali variavano a seconda della tipologia dell’attività svolta, per poter usufruire del Regime forfettario i vari contribuenti dovevano anche verificare di rispettare gli altri limiti previsti dalla Legge di Stabilità per poter accedere al Regime forfettario. La Legge di Stabilità del 2015 sanciva che non potevano rientrare nel Regime forfettario i soggetti che:

  • Avevano sostenuto spese per collaboratori o per lavoratori dipendenti superiori ai 5.000 euro lordi;
  • Avevano superato i 20.000 euro di costi lordi per ammortamento di beni strumentali.

Oltre a questi limiti, la Normativa sul Regime forfettario ha previsto fin da subito delle cause di esclusione che non permettono alle persone che vi rientrano, di usufruire del Regime forfettario, la Legge di Stabilità stabilisce che sono esclusi dal Regime forfettario i soggetti che:

  • Usufruiscono di Regimi speciali Iva o per la determinazione del reddito;
  • Non sono residenti in Italia, eccetto i residenti in uno degli Stati membri dell’Unione europea, o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico, e producono in Italia almeno il 75 per cento dei ricavi complessivamente prodotti;
  • Esclusivamente o prevalentemente effettuano cessione di: fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi;
  • Esercitano attività d’impresa, arte o professioni e che partecipano a società di persone, ad associazioni professionali o a società a responsabilità limitata.

Il Regime Forfettario Dal 2016 al 2018

A partire dal 2016 è stato soppresso del tutto il vecchio Regime dei minimi, sostituito appunto dal Regime forfettario. Con la Legge di Stabilità del 2016, il Regime forfettario è stato modificato notevolmente, al fine di allargare il bacino di contribuenti che potevano usufruire di tale Regime fiscale, sono state incrementate le soglie di ricavi precedentemente previste per poter accedere al Regime forfettario.

Nel 2016 il Regime forfettario prevedeva limiti di ricavi che andavano dai 25.000 ai 50.000 euro a seconda delle diverse tipologie di attività.

La Legge di Stabilità 2016 ha previsto che i contribuenti che applicano il regime forfetario dal 2016, devono tener conto di un’ulteriore causa di esclusione che si aggiunge a quelle già previste nel 2015. Tale causa di esclusione preclude l’accesso al Regime forfetario ai soggetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e/o assimilati di importo superiore a 30.000 euro.

Il Regime forfettario: attuale normativa

A partire dal 1° gennaio 2019, la Normativa sul Regime forfettario è stata ulteriormente modificata. Alcuni limiti presenti nelle Normative precedenti sono stati modificati e sono rimasti in vigore, invece, altri sono stati completamente rimossi.

Ora andremo ad analizzare le differenze tra la Normativa del 2019 e quella in vigore nel 2018.

Limiti di accesso

Prima di tutto occorre precisare che il limite di ricavi previsto per l’accesso al Regime forfettario è stato ulteriormente incrementato, passando ai 65.000 euro di ricavi. Tale limite risulta lo stesso per qualsiasi tipologia di attività, quindi non vi sarà più alcuna differenza a seconda della tipologia di attività svolta.

Questo limite appena menzionato rimarrà l’unico previsto per il 2019, in quanto con la nuova Normativa sono stati completamente eliminati gli altri due limiti precedentemente previsti. Non si dovrà più, quindi, rispettare alcun limite riguardante i beni strumentali e riguardante le spese legate a collaboratori o lavoratori dipendenti.

Cause di esclusione

Per quanto riguarda invece le cause di esclusione, queste sono rimaste pressoché invariate, ad eccezione della causa di esclusione che sanciva che non potevano usufruire del Regime forfettario i soggetti che avevano percepito nell’anno precedente, redditi da lavoro dipendente o assimilati per un importo superiore ai 30.000 euro.

Questa causa di esclusione è stata modificata nel seguente modo: non potranno usufruire del Regime forfettario le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro (o soggetti ad essi direttamente o indirettamente riconducibili) con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due anni precedenti.

Il Regime forfettario 2020: possibili modifiche in futuro

In futuro il Regime forfettario potrà subire ulteriori modifiche che garantiranno l’accesso a questa tipologia di Regime fiscale ad un numero sempre maggiore di contribuenti, che potranno godere dei vantaggi che questo Regime fiscale riserva a chi vi rientra.

Le modifiche che potranno essere apportate al Regime forfettario a partire dal 1° gennaio 2020 consistono nella previsione di una seconda aliquota di imposta sostitutiva pari al 20%, la quale sarà applicata per tutti i contribuenti che abbiano prodotto nell’anno precedente un ammontare di ricavi che va dai 65.000 euro fino ai 100.000 euro.

Tuttavia, per quanto riguarda l’imposta sostitutiva al 20%, è stato precisato che non vi sarà più la determinazione dei ricavi tramite l’applicazione del coefficiente di redditività, ma la determinazione del reddito, avverrà secondo i criteri ordinari. Inoltre, per i contribuenti che producono un ammontare di ricavi tra i 65.000 e i 100.000 euro non vigerà l’esonero dall’obbligo di fatturazione elettronica.

Per poter avere la conferma di quanto appena affermato, bisognerà aspettare notizie definitive durante il corso del 2019. Per poter applicare l’imposta sostitutiva al 20% ed incrementare il limite di ricavi fino a 100.000 euro sarà necessario stanziare ingenti risorse finanziarie affinché questa manovra possa risultare fattibile sul piano economico.

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