Esiste conflitto di interessi se la fatturazione della mia P.Iva forfettaria fosse verso la S.r.l. dove sono anche socio di minoranza?

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Sono un architetto libero professionista e dovrei diventare socio al 33% di una S.r.l. che si occupa di attività non inerenti alla professione da architetto. Considerato che non eserciterei il controllo sulla società e che abbiamo una separazione netta tra attività professionale (di carattere ordinistico) e un’attività di tipo commerciale svolta dalla S.r.l. manterrei attiva la posizione previdenziale da libero professionista (Inarcassa) in Regime forfettario, versando quindi i contributi ad Inarcassa senza dovermi iscrivere alla Gestione Commercianti Inps.

 

Esiste un problema di tipo elusivo (o di conflitto di interessi) se la fatturazione della mia P.Iva forfettaria fosse prevalentemente verso verso la S.r.l. dove sono anche socio di minoranza?

La causa di esclusione dal Regime forfettario per le partecipazioni in srl, opera nel momento in cui contestualmente:

  • si ha il controllo della srl (diretto o indiretto), quindi il possesso di almeno il 50% delle quote (si deve però fare sempre riferimento all’effettiva capacità di voto, il controllo può infatti realizzarsi anche possedendo quote inferiori al 50%, va analizzata la situazione di fatto esistente e se le altre quote sono possedute da familiari)
  • L’attività da lei svolta con Partita Iva e l’attività svolta dalla srl sono economicamente riconducibili.

Da quello che mi indica, le due attività appartengono a settori diversi, consiglio comunque di verificare la sezione dei codici Ateco della Srl e controllare che nessun codice utilizzato dalla società sia nella sezione M che è quella della sua attività professionale.

Pertanto, formalmente l’esclusione non opera in quanto non si verificano entrambe le condizioni citate, a meno che un codice Ateco della Srl non ricada nella sezione M.

Evidenziamo sempre che l’Agenzia delle Entrate ha più volte indicato che la causa di esclusione ha la ratio di evitare possibili tentativi di elusione, ovvero di “trasferire” ricavi che avrebbe dovuto fatturare la srl al socio con Partita Iva in Regime forfettario così da fruire dei vantaggi fiscali riservati ai contribuenti forfettari. Per questo motivo consigliamo sempre di analizzare bene la propria situazione e verificare che non ci siano fini elusivi, così da essere sicuri di ottenere esito positivo in caso di controllo dell’Agenzia delle Entrate.

Se lei può provare che l’attività da lei svolta non ha alcun collegamento con l’attività della srl, rispetta la ratio della causa di esclusione e, quindi non ha problemi nell’applicazione del Regime forfettario e nella fatturazione verso la Srl con la sua partita Iva.

É necessario però tenere anche presenti le causa di esclusione relative alla figura di Datore di Lavoro che la Srl assumerebbe nei suoi confronti qualora le erogasse dei compensi con cedolino per l’attività di amministratore o di consigliere di amministrazione, in questo caso lei risulterebbe, solo ai fini della cause di esclusione dal regime agevolato, assimilato ad un dipendente, non potrebbe quindi fatturare prevalentemente alla Srl perché questo comportamento la farebbe uscire dal regime forfettario con effetto dall’anno successivo.

Sempre nel caso in cui percepisca compensi dalla Srl come amministratore o consigliere, non dovrà superare euro 30.000 di imponibile fiscale di detti compensi, al fine di poter applicare il regime forfettario nell’anno successivo.

Se non prende compensi come amministratore o consigliere, può ignorare le cause di esclusione dedicate al fatturato verso il datore di lavoro e la soglia di lavoro dipendente di € 30.000.

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