Posso rimanere nel regime forfettario dei minimi 5% anche se socio di una società inattiva?

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A settembre ho aperto una partita iva a Regime Forfettario con imposta sostitutiva al 5% come procacciatore d’affari (vendita di auto in un concessionario). Io sono socio di una società immobiliare inattiva (sas) che non ha beni e purtroppo, essere socio di una società, anche se inattiva, provoca la cessazione da tale regime. Il mio commercialista ha chiesto all’Agenzia delle Entrate, ma non ho risolto niente. Mi sono attivato per provare a chiudere la società e saldare i suoi debiti (plusvalenze rateizzate post vendita di un immobile anni fa),  ma mi ritrovo a dover ripagare le tasse già assolte nell’anno per essere poi rimborsato nei prossimi 3 anni… (24.000 euro da pagare subito e poi un rimborso sulle tasse di 5.000 e i restanti 5.900 nei successivi 3 anni). Al momento non dispongo di tale somma.

Il decadere del Regime Forfettario quali conseguenze può portare a livello di tassazione, poiché una tassazione troppo alta non mi permetterebbe di poter continuare la mia attività di procacciatore? Per quale soluzione si può optare, al fine di non incappare in questo cambiamento di aliquote?

Uno dei limiti del Regime Forfettario, riguarda la partecipazione a società di persone, come le società in accomandita semplice (s.a.s.): non è infatti possibile adottare tale regime se si ha una partecipazione a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari.

La legge 190/2014 e la Circolare 10-e del 04/04/2016 già contenevano, tra le cause di esclusione, la seguente formulazione:

“d) I soggetti che partecipano a società di persone, ad associazioni professionali, di cui all’articolo 5 del TUIR, o a società a responsabilità limitata aventi ristretta base proprietaria che hanno optato per la trasparenza fiscale, ai sensi dell’articolo 116 del TUIR.”

Non abbiamo abbastanza elementi per poter verificare quale sarebbe il maggior impatto fiscale sui suoi redditi, quello che possiamo dirle è che l’aliquota Irpef fino a 28.000 euro di reddito annuo è pari al 23% e che fino a 50.000 euro sale al 35%. Infine oltre a 50.000 euro l’aliquota Irpef è fissata al 43%. Oltre all’Irpef, dovrà versare anche addizionali regionali e comunali.

Se ha carichi familiari e spese personali deducibili/detraibili, il maggior impatto di aliquota potrebbe essere calmierato dalla minore base imponibile o dalle maggiori detrazioni di cui potrebbe usufruire nel regime di determinazione ordinaria del reddito.

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