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Aprire Partita Iva per sarti, costi, codice Ateco e documenti necessari per l’apertura: ecco di cosa ci occuperemo di seguito.
In questo articolo vogliamo informarvi su come aprire Partita Iva per sarti.

Innanzitutto, i documenti richiesti per l’apertura di una Partita Iva sono i seguenti:

Nel momento in cui si desidera aprire Partita Iva, la prima cosa da fare è concentrarsi sulla scelta del regime fiscale da adottare.

Potrà scegliere tra due regimi:

Un aspetto da non sottovalutare nella scelta del regime fiscale è la possibilità o meno di dedurre/detrarre spese:

  • il regime Forfettario non consente di dedurre/detrarre spese
  • il regime Ordinario semplificato consente di dedurre spese sostenute per l’esercizio dell’attività e detrarre spese personali (come ad esempio le spese mediche).

Partiamo fornendoti alcune delucidazioni in riferimento al regime Forfettario.
Il regime Forfettario, per poter essere adottato, richiede il rispetto di alcuni requisiti, ma prevede anche alcune agevolazioni:

Ma scendiamo più nel dettaglio.

Dopo aver scelto il regime fiscale, ti troverai a dover affrontare un’altra importante scelta: la scelta del codice Ateco.

Per svolgere l’attività sartoriale, potrai scegliere infatti tra i seguenti codici Ateco:

Se esegui ordini su commissione, unici per ogni cliente potrai optare per

  • 14.21.10 – Fabbricazione in serie di abbigliamento esterno

che include:

– fabbricazione di indumenti esterni diversi da quelli a maglia, ad esempio pullover, cardigan, maglie, cappotti, abiti, completi, giacche, pantaloni, gonne, camicie, magliette, camicette, indumenti esterni per bambini
– fabbricazione di indumenti esterni in similpelle (finta pelle o pelle sintetica), senza l’utilizzo di pelle naturale
– fabbricazione o lavorazione di parti degli articoli sopra elencati
– fabbricazione di indumenti esterni ornati di pelliccia
– fabbricazione di abiti da sposa e altri vestiti da cerimonia confezionati in serie

oppure se crei vestiti in serie, quindi tutti uguali, allora potrai optare per

  • 14.10.20 – Fabbricazione di maglioni e altri articoli a maglia e all’uncinetto

che include:

– fabbricazione di articoli di abbigliamento realizzati a maglia e all’uncinetto, inclusi indumenti per neonati, ad esempio:
• pullover, cardigan, maglie, camicie, T-shirt, camicette, gilet
• cappotti, completi da uomo e da donna, giacche, pantaloni, gonne
• indumenti da notte e biancheria intima
– fabbricazione di abbigliamento sportivo e costumi da bagno realizzati a maglia e all’uncinetto

Il codice Ateco assume particolare importanza quando si adotta il regime Forfettario in quanto, ad ogni codice Ateco viene associato un coefficiente di redditività che, nel caso dei codici Ateco menzionati, è pari al 67%.
Questa percentuale, applicata ai tuoi ricavi, individua la porzione di ricavi che sarà soggetta ad imposta e contributi.

La restante parte, in questo caso pari al 33%, non verrà tassata e verrà riconosciuta come “spesa forfettaria”. Perché il forfettario non sottopone ad imposta e contributi una parte di ricavi e riconosce quella percentuale restante come spesa forfettaria? Perché, come anticipato nelle prime righe, se adotterai il regime forfettario non potrai dedurre i costi sostenuti per l’esercizio della tua attività.

In altre parole, se la tua attività ha un coefficiente pari al 67%, significa che è stimato che per produrre 1.000€ di ricavi ne spenderai 330€. Se, all’atto pratico, le spese che sostieni per l’esercizio della tua attività superano il 33%, probabilmente il forfettario potrebbe non essere per te il regime fiscale più conveniente.

Entrambi i codici Ateco che ti abbiamo indicato richiedono l’iscrizione in Camera di Commercio come artigiano. Iscrivendoti in Camera di Commercio, ogni anno dovrai versare alla Camera di Commercio, il diritto camerale il cui importo varia dai 50€ ai 100€ a seconda della Camera di Commercio alla quale ti iscrivi.

Sul reddito imponibile, come anticipato, verranno calcolati i contributi (di cui parleremo più avanti nel nostro articolo) ma anche l’imposta sostitutiva.

L’imposta sostitutiva è l’unica imposta prevista dal regime Forfettario e si versa al 15% o al 5% per i primi 5 anni di attività se si rispettano tutti i requisiti richiesti, ovvero:

  • nei tre anni precedenti l’apertura della tua Partita Iva non devi aver svolto attività di impresa, anche in forma associata o familiare;
  • l’attività che desideri intraprendere non deve essere una mera prosecuzione di un’attività in precedenza svolta, sia come lavoratore dipendente sia come lavoratore autonomo;
  • se rilevi l’attività da terzi, dovrai sincerarti che questa attività, nell’anno precedente l’apertura della tua Partita Iva, abbia rispettato il limite dei ricavi previsto dal regime Forfettario e fissato ad 85.000€.

Se, invece, decidi di optare per il regime Semplificato sarai soggetto al versamento dell’Irpef, seguendo il metodo a scaglioni:

1° scaglionereddito compreso tra 0 e 28.000 euroaliquota IRPEF pari al 23%
2° scaglionereddito tra 28.001 euro e 50.000aliquota IRPEF pari al 33%
3° scaglioneoltre 50.000 euroaliquota IRPEF pari al 43%

Il regime Ordinario semplificato prevede anche il versamento di addizionali comunali e regionali.

Il reddito imponibile, su cui dovrai versare l’Irpef sarà individuato deducendo ai ricavi totali:

  • i costi sostenuti;
  • eventuali oneri deducibili (previdenza complementare, contributi per collaboratori domestici, donazioni a istituzioni religiose, etc.);
  • l’ammontare dei contributi previdenziali dovuti all’Inps o alla propria Cassa Previdenziale Specifica.

Trattandosi di un reddito soggetto ad Irpef, non solo potrai dedurre le spese sostenute per l’esercizio della tua attività, potrai anche detrarre eventuali spese personali, secondo diverse percentuali a seconda di quanto previsto dalla legge.

Adottando il regime Ordinario semplificato, dovrai inserire l’Iva in fattura e procedere alla sua liquidazione mensilmente o trimestralmente.
Oltre all’Iva, dovrai inserire in fattura la ritenuta d’acconto.

Se vuoi approfondire quali costi dovrai sostenere in sede di apertura della Partita Iva, puoi leggere il nostro articolo: Costi di apertura Partita Iva

Quali sono i contributi per sarti?

Indipendentemente dal regime fiscale che sceglierai di adottare per la tua attività di sarto, i contributi saranno dovuti alla Gestione Artigiani Inps. Dovrai versare i contributi secondo il seguente schema:

  • per un reddito compreso tra 0€ e 18.808€ (reddito minimale) verserai contributi fissi di circa 4.521,36€;
  • superato il reddito minimale di 18.808€, oltre ai contributi fissi, li verserai anche in percentuale al 24% sull’eccedenza.

Solo se adotterai il forfettario potrai richiedere la riduzione del 35% dei contributi, applicabile sia ai contributi fissi, sia ai contributi in percentuale.
I contributi fissi sono dovuti in 4 rate, nel corso dell’anno:

  • 16 maggio
  • 20 agosto
  • 16 novembre
  • 16 febbraio dell’anno successivo.

Premio Inail

Dal momento che l’attività di sarto è attività artigiana, non solo dovrai versare i contributi e le varie imposte sulla base del regime fiscale adottato, ma dovrai (indipendentemente dal regime fiscale) versare anche il premio Inail il quale viene calcolato sulla base del rischio che si corre nello svolgimento della tua attività.

Dovrai ogni anno presentare l’autoliquidazione del premio Inail all’interno del quale viene esibito l’importo da versare: il primo anno dovrai versare l’importo del premio Inail in un’unica soluzione, dal secondo anno in poi invece potrai scegliere di suddividere l’importo del premio in 4 rate.

Le 4 rate corrispondono alle rate dei contributi fissi e sono dunque, ribadiamo:

  • 16 maggio
  • 20 agosto
  • 16 novembre
  • 16 febbraio dell’anno successivo.

Le scadenze da ricordare sono tante, ma non preoccuparti, noi saremo sempre a tua disposizione per aiutarti e per ricordartele tutte!
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