5 metodi veloci per pagare meno tasse - Flextax.it

5 metodi veloci per pagare meno tasse

Esiste un modo per pagare meno tasse?

Ogni contribuente sa molto bene come la pressione fiscale nel nostro Paese sia tra le più alte d’Europa.

Il Fisco non ha occhi di riguardo per nessuna categoria di persone fisiche né, tantomeno, per le imprese che vedono svanire in tasse oltre il 40% del fatturato lordo.

Di conseguenza, è quantomai opportuno, per non dire doveroso, cercare di capire se esistono metodi legittimi e legali finalizzati ad alleggerire tale fardello.

Il sistema fiscale italiano si basa su un infinito groviglio di leggi da cui, molto spesso, è davvero difficile districarsi. Tuttavia, questa complessità può trasformarsi in un’arma a nostro vantaggio. Infatti, all’interno della normativa si nascondono cavilli a cui aggrapparsi e possibilità da sfruttare per pagare meno imposte.

Attraverso una corretta ed efficace pianificazione fiscale possiamo abbattere il carico fiscale addirittura fino al 70%. Chiaramente questa è solo un’indicazione di carattere generale e non vuole creare false aspettative poi disattese o illudere di poter pagare metà imposte dall’oggi al domani.

Un soddisfacente risparmio fiscale deve essere il frutto di anni di pianificazione e richiede l’intervento di consulenti in grado di analizzare la specifica situazione, così da mettere a punto una strategia sul lungo periodo atta a raggiungere risultati significativi.

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Ci sono comunque diverse azioni che possiamo compiere autonomamente e senza doverci affidare a super esperti di diritto tributario e con questo breve articolo vogliamo proporre alcuni metodi di immediata attuazione che portano a ottimi risultati nel breve tempo.

Base imponibile e spese deducibili: cosa sono?

Prima di scoprire le soluzioni più valide, semplici e rapide per abbattere il tuo carico fiscale, dobbiamo inquadrare due concetti fondamentali ovvero: base imponibile e oneri deducibili.

  • La base imponibile è il valore economico preso come riferimento per il calcolo delle imposte. Prima del pagamento della maggior parte dei tributi è necessario calcolare l’importo totale del reddito imponibile su cui poi verranno poi applicate le aliquote previste dalla legge;
  • Le spese deducibili, sono quelle effettuate a nome dell’azienda e inerenti l’attività svolta: come regola generale possiamo affermare che un costo collegato all’attività d’impresa è solitamente deducibile, pertanto può essere detratto dal reddito imponibile.

Il concetto su cui si fonda una valida e attenta pianificazione fiscale è quello di ridurre il più possibile la base imponibile. In tal senso, molti imprenditori ignorano la possibilità di dedurre determinati costi sostenuti nel corso della loro attività. Questo è un errore piuttosto comune da non commettere.

In buona sostanza, se effettuiamo acquisti sfruttando risorse economiche personali, il denaro impiegato dovrebbe risultare già tassato. Viceversa, se l’acquisto avviene tramite l’azienda, stiamo utilizzando soldi non ancora soggetti a tassazione.

In questo modo otteniamo il vantaggio che la spesa sostenuta sia deducibile e, di conseguenza, consenta l’abbattimento della base imponibile e un conseguente risparmio fiscale.

Passare da ditta individuale a SRL

La prima strategia che andiamo ad analizzare è il passaggio da ditta individuale SNC o SAS a SRL. Una soluzione adottata da molti imprenditori poiché porta indubbi vantaggi. Il principale motivo è l’acquisizione della responsabilità limitata, ovvero la possibilità di mettere al riparo il proprio patrimonio personale dalle pretese di eventuali creditori in caso di fallimento o crisi aziendale. In una ditta individuale il titolare dovrebbe pagare i debiti di tasca propria, mentre in una SRL i soci rispondono delle obbligazioni societarie entro il limite della quota di capitale sottoscritta.

Il secondo motivo, quello che più ci interessa, è quello di poter attuare una miglior pianificazione fiscale e risparmiare tasse e imposte. Nella ditta individuale l’imprenditore è soggetto al regime IRPEF con aliquote differenziate (dal 23% fino al 43%) e progressive all’aumentare degli utili conseguiti.

Nella SRL i redditi sono, invece, tassati in capo alla società, tramite il versamento di un’aliquota IRES fissa pari al 24% e indipendente dal reddito prodotto.

Senza andare troppo nel dettaglio, risulta chiaro e lapalissiano che per utili molto alti l’imposta progressiva diventerebbe un fardello assai più penalizzante che quella fissa al 24%.

Organizzare le trasferte per lavoro

Molte attività aziendali vengono svolte lontano dalla sede o comunque al di fuori del Comune in cui ubicata la società. Le trasferte per motivi di lavoro possono essere più o meno numerose, comunque vanno programmate e organizzate con attenzione. Questo per favorire il corretto svolgimento delle attività d’impresa, ma al contempo sfruttarne i vantaggi fiscali.

Infatti, per il lavoratore, le indennità di trasferta fuori dal Comune sul territorio nazionale sono completamente detassate ai fini IRPEF ed esenti da contributi INPS per un importo massimo di 46,48 euro al giorno. La cifra sale a 77,46 euro al giorno per gli spostamenti all’estero. Superati tali limiti si procede alla tassazione solo dell’eccedenza.

Per l’azienda le cifre erogate come indennità di trasferta e rimborsi spese per spostamenti all’interno del Comune sono deducibili dal reddito di impresa nella misura del 75%. Per trasferte in Italia fuori dal Comune il limite di spesa deducibile è 180,76 euro, mentre all’estero di 258,23 euro.

Con un’attenta gestione delle trasferte sia il lavoratore che l’azienda possono ottenere un risparmio d’imposta di diverse migliaia di euro l’anno.

Sfruttare i buoni pasto

Solitamente quando si parla di buoni pasto pensiamo immediatamente a grandi aziende con centinaia di lavoratori alle proprie dipendenze. In realtà, tale strumento può essere sfruttato anche da piccole imprese e liberi professionisti, ottenendo il grande vantaggio di “scaricare” completamente o parzialmente l’importo speso. Il buono pasto, comunemente chiamato anche ticket restaurant, può essere emesso a favore di lavoratori dipendenti, amministratori, soci lavoratori e utilizzato in ristoranti, tavole calde, bar ma anche per fare la spesa al supermercato o in esercizi convenzionati.

Per le aziende, l’importo dei buoni pasto acquistati per il personale è interamente deducibile ai fini IRAP, IRES e IRPEF, offrendo anche l’opportunità di detrarre interamente l’IVA con aliquota al 4%. Dobbiamo sottolineare come il buono pasto non costituisca reddito da lavoro dipendente e, di conseguenza, l’azienda non versa sui titoli erogati i contribuiti previdenziali.

A sua volta, il titolare del ticket restaurant è esentato da tassazione e contribuzione INPS fino ad un massimo di 8 euro al giorno per il formato elettronico e 4 euro per quello cartaceo.

Vista la grande differenza di importo tra i due formati, risulta molto più conveniente l’uso dei buoni pasto elettronici, sia per l’azienda che per il lavoratore.

Per i titolari di partita IVA non è necessario avere dipendenti per sfruttare i buoni pasto. Infatti, la legge consente al lavoratore autonomo o libero professionista di utilizzarli per l’acquisto dei propri pasti o generi alimentari. In questo caso, la deducibilità è del 75% e l’IVA detraibile al 10%, rispettando però un importo non superiore al 2% del fatturato.

Registrazione del marchio

Registrare un marchio a proprio nome può portare a percepire royalties soggette ad un regime fiscale agevolato. Per una persona fisica le royalties rientrano nei redditi soggetti a IRPEF, tuttavia con una forma di tassazione ridotta, ovvero con deduzione pari al:

  • 40% per soggetti con meno di 35 anni;
  • 25% per soggetti di 35 anni o età superiore.

Se ad esempio abbiamo 30 anni e riceviamo 100.000 euro in royalties, l’aliquota IRPEF va calcolata solo su 60.000 euro (100.0000 – 40%).

Per le persone giuridiche le royalties ricevute costituiscono un reddito imponibile, quindi soggetto a IRES e IRAP. In questo caso la società può adottare il regime fiscale cosiddetto del patent box, ottenendo una parziale detassazione.

Gli importi pagati per la concessione della licenza d’uso del marchio risultano completamente deducibili dall’azienda e non prevedono il versamento di contributi INPS.

Questi vantaggi sono ben noti alle grandi aziende e multinazionali che sfruttano il collaudato meccanismo società madre / società figlia. In pratica, la società figlia opera sul mercato italiano e paga ingenti somme per lo sfruttamento del marchio di proprietà della società madre.

Quest’ultima riceve un flusso di denaro sotto forma di royalties deducibili dalla base imponibile.

Oltretutto, la società controllante viene costituita normalmente in Paesi che garantiscono tassazioni sicuramente più favorevoli rispetto all’Italia. La società madre ottiene il trasferimento di ricchezza e sfrutta le convenzioni contro le doppie imposizioni per versare pochissime tasse o addirittura nessuna nel caso di royalties intracomunitarie tra società appartenenti allo stesso gruppo.

Creare un piano di ricerca e sviluppo

Lo Stato mette a disposizione delle aziende che investono in ricerca e sviluppo importanti incentivi fiscali.

Lo scopo è favorire il passaggio da metodi di produzione e automazione industriale tradizionali a sistemi tecnologicamente più moderni e avanzati.

Al netto di tutte le disposizioni previste dal Piano Nazionale sulla transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0, l’aspetto importante da evidenziare riguarda la possibilità di inserire nell’agevolazione costi per:

  • formazione del personale;
  • servizi di consulenza inerenti progetti di ricerca e sviluppo;
  • investimenti digitali;
  • quote di ammortamento e canone di locazione finanziaria (più comunemente definita leasing finanziario) o locazione semplice;
  • beni materiali mobili e software impiegati in attività di ricerca e sviluppo;
  • acquisto di materiali, forniture e molti altri prodotti.

Si tratta di una serie di spese che, il più delle volte, le aziende effettuano normalmente senza farle rientrare nella categoria Ricerca & Sviluppo gettando all’aria la possibilità di ottenere significati sgravi fiscali. In tal senso, l’agevolazione consiste nell’acquisire un credito di imposta dal 5% fino al 20% delle spese sostenute che rientrano nelle varie categorie previste dalla normativa.

Per usufruire al meglio del suddetto vantaggio, è necessario predisporre, nero su bianco, un apposito piano di ricerca e sviluppo. Solo così si potranno applicare le agevolazioni senza incorrere in contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.

 

Omar Cecchelani, Pagaremenotasse

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Chiara di FlexTax

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